Come si raggiunge: dall’abitato di Palau prendere la S.S. 133 per S.Teresa di Gallura. All’altezza del ristorante “Mi Ya Ya ” prendere la strada di campagna a sinistra; al primo bivio prendere a destra seguendo la segnalazione.
Dopo Km 1,100 si arriverà davanti a due cancelli: imboccare quello di destra di ferro (quello piccolo è per il passaggio pedonale), percorrendo la stradina sterrata per circa 200 metri si scorgerà la chiesetta.

La chiesetta campestre dedicata a S.Giorgio martire, fu riedificata nel 1675, in piena dominazione spagnola, in una zona considerata tradizionalmente sacra, probabilmente già in epoche remotissime: vi si conservano tracce abbondanti di presenze del periodo pre-nuragico e nuragico, nonché vestigia romane e bizantine.
Con ogni probabilità la chiesetta fu ricostruita da una setta d’eremiti che popolavano queste zone di campagna in completo isolamento, attorno al XVI/XVII secolo, ma non è escluso che essi, a loro volta, avessero scelto un luogo ancor più antico ove già era presente qualche area sacra: vicino al lato esterno della chiesetta, verso sud, si possono infatti notare tracce di più antiche fondamenta.

La chiesa fungeva a quei tempi, oltre che da tempio per la devozione dei pastori e contadini dei vicini stazzi, anche da cimitero: sotto la pavimentazione infatti, erano deposti i cadaveri, ma all’occorrenza, erano effettuate deposizioni nelle vicinanze.

Attualmente la chiesetta e stata rafforzata con la costruzione di contrafforti aggiuntivi, resisi necessari a causa del cedimento d’alcune strutture murarie; anche il tetto è stato completamente rifatto onde evitare crolli ai sostegni ormai ultracentenari.

Il fatto che la zona fosse da sempre considerata sacra affiora anche dalla presenza, sul costone nordoccidentale granitico a circa 200 metri di un’altra chiesetta che presenta una struttura rettangolare absidata posta verso est con annesso campanile di forma quasi quadrata tendente al rettangolare, di origine bizantina, risalente intorno al X – XI secolo, e probabilmente distrutta a seguito d’incursioni saracene.
I fedeli, sparsi nelle adiacenti campagne, si recavano nella chiesetta in occasione delle feste patronali e del santo eponimo e, all’esterno di questa, si mangiava e si festeggiava anche per vari giorni con cerimonie religiose e sociali che affondano le loro radici nella preistoria. Ancora oggi la cosa si ripete, specie nel giorno della festa di San Giorgio, che cade la prima domenica di maggio.

I contadini si recavano nelle chiese campestri accompagnando i loro cari malati che erano lasciati di notte all’interno della chiesetta in modo che potessero avere, in sogno, l’indicazione da parte del Santo della cura più adatta a lenire i propri mali e le loro infermità; in altri momenti invece essi si recavano là per penitenza ad espiare colpe o peccati commessi nel loro vivere quotidiano.

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