Verso il VII-VI secolo a.C. la civiltà nuragica è in netta decadenza e si affaccia anche nelle coste galluresi la presenza del commercio ultramarino, in particolare punico ed etrusco.

E’ il periodo in cui fu sistemato lo scalo marittimo di Olbia ove si rinvengono cisterne e pozzi di fattura punica risalenti almeno al V sec. a.C.. La stessa zona di Olbia ha restituito una pietra d’altare con l’effigie stilizzata della Dea Tanit, a conferma che era presente quivi una comunità punica ben organizzata la cui entità sociale resistette oltre l’avvento della dominazione romana (238 a.C.).
Sporadiche presenze puniche sono presenti tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., come a La Maddalena (isola di Caprera), ma con il procedere della romanizzazione della costa esse diventano sempre più labili sino a scomparire del tutto.
Infine con la riforma augustea dello stato tutta la Sardegna viene inserita nella Provincia Sardinia et Corsica’ e le coste galluresi si aprono al commercio dei graniti e della pesca come nei centri di Olbia, ‘Elephantaria’ (Porto Pozzo), ‘Turublum Minus’ (Arzachena ?) e Tibula (S.Teresa di Gallura) ed entrano con pieno diritto nella storia italiana ed europea, ora che il traffico marittimo da e per la penisola iberica frequenta proprio quelle rotte attraverso il ‘Fretum Gallicum’ (Bocche di Bonifacio).

Il ricordo dai tali commerci è una fitta serie di individuazioni di resti di navi onerarie per tutto il litorale gallurese ed il cui esempio visibile sono quelli esposti al Museo Navale de La Maddalena ‘N.Lamboglia’ e ritrovati presso l’Isola di Spargi fra il 1959 ed il 1973.

La Gallura esce dalla Preistoria, come abbiamo detto, con l’apparire nei suoi mari delle correnti commerciali del mediterraneo occidentale. Possiamo pensare che i primi commercianti organizzati siano stati gli Etruschi attorno al VII/VI sec. a.C., nel momento in cui la civiltà nuragica appariva già in netto declino. Secondo il Tronchetti (‘I Sardi’. Ed. Longanesi, Cagliari 1988) la presenza di anfore e vasi etruschi negli strati più antichi delle stazioni fenico-puniche in Sardegna, è preponderante rispetto ad ogni altra.
I mari della costa gallurese presentano reperti di navi di origine etrusca documentati dalla presenza di affusti di ancore in piombo (Isole dell’Arcipelago della Maddalena), ma la testimonianza più nota ci viene da Erodoto che ricorda come nel ‘Mare Sardo’ davanti le Bocche di Bonifacio, avvenne, verso la metà del VI sec. a.C. (545 o 535), una famosa battaglia fra la flotta etrusco-cartaginese e quella dei Greci di Corsica per i dominio delle due isole mediterranee. Il punto di riferimento commerciale, attorno al V/III sec. a.C. è il porto di Olbia, sicuramente attivato per primo dai Fenici e poi valorizzato, per l’ottima posizione geografica, da mercanti etruschi e greci, che continuò ad essere frequentato sino al definitivo insabbiamento delle strutture attorno al V sec. d.C.. Ad esso giungevano almeno tre vie di grande comunicazione che lo collegavano a settentrione con Tibula (vedi itinerario n. ) attraverso le ‘stationes’ di ‘Elephantaria’ e di ‘Turublum Minus’ poste a ridosso della costa e non ancora definitivamente individuate; con Karalis (Cagliari odierna) attraverso la Sardegna e con Gemini (Tempio Pausania).
La fine dell’impero d’occidente espone la Gallura alle scorrerie prima dei Vandali (529/530), quindi degli Arabi (VIII/XI secolo) poiché il potere temporale, detenuto formalmente da Bisanzio almeno sino al X secolo, non riesce più a mantenere sull’Isola alcun esercito attrezzato alla difesa; le coste prendono a spopolarsi e si diffonde ovunque la malaria, le popolazioni tendono a concentrarsi in pochi centri semiurbani difficilmente accessibili.
Solo dopo il 1000 si ebbe una timida ripresa dei commerci che viene evidenziata dalla nascita di un potere abbastanza centralizzato: il giudicato.

Il Giudice (detto anche ‘regolo’, da regulus = piccolo re) nasce dal bisogno di autorità di popolazione lasciate completamente sole da ogni autorità terrena; egli amministra la giustizia, controlla le strade, governa i borghi, riorganizza le strutture pubbliche e religiose, stabilisce un’oligarchia di valori terreni con i propri rappresentanti.
Non è facile descrivere la genealogia dei Giudici di Gallura, né il luogo in cui essi iniziarono la loro attività di ‘regoli’. Probabilmente vivevano in castelli come quello vicino a Luogosanto, in località ‘Balajana’ detto popolarmente ‘Castello di Baldo’ (probabile deformazione di ‘Ubaldo’, nome di due dei più notabili regoli galluresi).

La genealogia più nota è quella riportata da Francesco Cesare Casula:

1) Manfredi (signore pisano vissuto attorno al 1050) infeudato in Sardegna.

2) Baldo (o Ubaldo ?) di cui poco si sa;

3) Costantino della Girardesca (?), altro signore pisano probabile figlio del precedente;

Periodo di torbidi da cui esce vincitore (nel 1073?), Torchitorio de Zori, signore di incerta origine, forse sardo.

4) Torchitorio de Zori. Si imparenta con i Lacon-Gunale;

5) Saltaro di Lacon-Gunale-Zori (i Lacon-Gunale erano ‘regoli’ di Cagliari);

6) Ittocore di Lacon-Gunale;

7) Costantino II Spanu (è certa solo la data di morte, nel 1116);

8) Comita Spanu (1116-1123), figlio del precedente. Primo vero ‘regolo’ di Gallura;

9) Costantino III di Lacon-Gunale (1123-1150);

10) Costantino Spanu (‘Juighe de fattu’ dal 1182 al 1203);

Dal 1203 al 1207 vi fu un interregno per mancanza di eredi della casa Lacon-Gunale.

Pisa aiutò Lamberto Visconti a conquistare la Gallura.

11) Lamberto Visconti (1207-1224), dal 1219 anche ‘regolo’ del giudicato di Cagliari;

12) Ubaldo Visconti (1224-1238), dal 1235 anche ‘regolo’ del giudicato di Torres;

13) Giovanni Visconti (1238-1275);

14) Ugolino (Nino) Visconti (1275 -1296 o 1298)

Dopo Ugolino, il ‘Nin gentil’ di cui parla Dante, il giudicato di Gallura si dissolve e passa sotto il dominio diretto del comune di Pisa. Nel 1326 la Gallura, come tutta Sardegna, entrò nell’orbita aragonese, poi, nel 1492 in quella della Spagna.

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