a. Periodo antico.

Le prime accertate presenze umane, quindi, ascendono al periodo del Neolitico Antico compreso fra il VI ed il V millennio a.C.. Si tratta di pochi segni ma sufficienti a determinare uno studio abbastanza approfondito; in particolare trattasi di terrecotte decorate con impressioni ottenute per mezzo della pressione sulla pasta fresca di una conchiglia comunissima lungo le coste: il ‘cardium’. Tali terrecotte, cui viene per ciò assegnato il nome di ceramica cardiale, si ritrovano in associazione con microliti d’ossidiana e selce in tipica forma trapezoidale.
I ritrovamenti più importanti si sono avuti a l’Aglientu in loc. ‘Lu Litarroni’, a Spargi (Arcipelago della Maddalena), in località ‘Cala Corsara’.

b. Periodo Medio.

Ne è particolarmente interessata la costa settentrionale, ove si sono avuti ritrovamenti con ricchezza d’ossidiana proveniente dal Monte Arci (Oristano) che è solitamente considerata come reperto guida del periodo.
Ritrovamenti si sono avuti all’Isola di S.Stefano (Arcipelago della Maddalena) in località ‘Cala Vela Marina’, più recentemente nella costa palaese in una località ancora non resa nota. Nei pressi di Olbia e stata trovata una statuetta della Dea Madre associabile alla coeva ‘Cultura di Bonu Ighinu’ di Mara (SS).
Ciò dimostra sufficientemente l’esistenza di un frequente traffico culturale sia per l’acquisizione dell’ossidiana, considerata materiale indispensabile ed insostituibile, sia di materiale esoterico e religioso da immaginare legato ai culti tradizionali delle cerimonie combacianti con il ciclo delle stagioni e delle nascite.

c. Periodo recente.

Si suddivide in due orientamenti culturali: la ‘Cultura di S.Michele di Ozieri’ e la ‘Cultura Gallurese o di Arzachena’.
La prima è contraddistinta da ceramiche decorate con motivi geometrici o a zig zig, bande tratteggiate, triangoli o ellissi, punteggiature o striature, incisioni curvilinee, etc.
In Gallura è presente presso il Monte Incappidatu detto ‘il Fungo’ di Arzachena, e in località ‘Pilastru’ sempre nel territorio arzachenese, ad Aggius ed in alcune località del territorio di Palau.
La ‘Cultura di Arzachena’, contemporanea all’altra, è caratterizzata da monumenti funebri formati da una serie di pietre infisse nel terreno a coltello a forma di un cerchio. Il più famoso sito di questo genere è la necropoli de ‘Li Muri’ (Arzachena).

Tali circoli megalitici possono essere di tipo ‘A’ qualora la cassa tombale, o ‘cista’, al centro del cerchio, è realizzata con lastre di pietre infisse nel terreno, una per lato.
L’inumazione avveniva dopo che il cadavere era stato scarnificato e le ossa dipinte con ocra rossa, simbolo del sangue e della rigenerazione ultraterrena.
Nella dimora tombale erano posti suppellettili litici e un corredo funerario che doveva servire il defunto nella sua presunta esistenza nell’aldilà.
Altri importanti circoli tombali sono presenti in Gallura: a ‘La Macciunitta’, ‘LaSarra’, ‘Monte Candela’ (tutti in territorio di Arzachena); presso Luogosanto in località ‘Balaiana’ e ‘Casanili’; presso ‘Li Muracci’ di S.Pantaleo (Olbia); a S.Teresa e a Palau.

Quando la cista era sovrastata da un’altra pietra di copertura si aveva il ‘dolmen’, tipico di situazioni locali inglesi, francesi e spagnole ma presenti così come in altre parti d’Italia anche in Gallura. Esempi sono visibili presso Luras in località ‘Alzoledda’, ‘Bilella’, ‘Ciuledda’ e ‘Ladas’; in quest’ultima località il ‘dolmen’ assume una struttura a corridoio che prende il nome di ‘allée couverte’ (camera a galleria coperta). Di grande importanza per il loro numero considerevole sono i ‘dolmen’ di ‘Santu Miali’ di Padru ancora in fase di studio. E’ verosimile che la vastità del territorio e l’attuale scarsa conoscenza ne nascondano ancora molti e importanti altri.

Ascrivibili a questo periodo storico anche i recenti rinvenimenti avvenuti in una grotta sommersa di Tavolara, una parete che conserva ancora tracce di figure antropomorfe dipinte.

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